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ADIOS FIDEL

All'Avana senza un cazzo da fare

di Alejandro Torreguitart Ruiz

ISBN 9788876061776

€ 15,00 - Pag. 185

Il titolo della raccolta è Adiós Fidel, preso da un recente racconto politico, prontamente integrato da All’Avana senza un cazzo da fare, perché il cuore delle storie riguarda la vita quotidiana. All’Avana, in tempi di periodo speciale, c’è poco da fare, a parte inventare il modo di mettere insieme il pranzo con la cena. E allora seguiamo Alejandro nelle peripezie a caccia di mulatte, mentre si esibisce con il gruppo, quando pensa al romanzo da pubblicare e nei ricorrenti sogni di fuga. Nella parte politica l’autore ironizza sugli eventi cubani più importanti, ma spesso si lascia prendere la mano dal dramma, piange per la fucilazione di poveri ragazzi che scappano, ricorda la fanciullezza accanto alla madre e attende la morte di un nonno comunista malato di tumore. Il sarcasmo del giovane cubano imperversa nei racconti migliori e non risparmia nessuno, da Chávez ad Alarcón, passando per Perez Roque e Carlos Lage, per arrivare a Fidel e Raúl. (Gordiano Lupi).

“E a me viene a mente una sera dopo una festa sul Malecón, c’era ancora Juliana allora, ridevo, scherzavo, dicevo che un giorno avrei sequestrato la lancita e sarei fuggito a Miami, come una volta qualcuno lo aveva già fatto, non è mica lontana Miami, dicevo. La sera d’estate, quando il rum è finito, mi capita spesso di stare appoggiato a quel muro di vecchio granito a guardare le stelle, forse aspetto un soffio di vento, qualcosa che mi dia una speranza, chissà. Il vento porta sapore di mare ed è già abbastanza. Dài che lo facciamo, diceva Juliana. Un giorno o l’altro. Lei adesso è fuggita, è scappata davvero a Miami. Un uomo, una lancia, una cosa qualunque, fuggire. E io sono qui che rimpiango e magari mi capita spesso di dire domani lo faccio, un giorno di questi che non so proprio trovare un motivo per andare avanti, un giorno lo faccio.”

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